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venerdì 20 luglio 2012

"WONDER PICS OF WONDERSHOW" esposizione fotografica di Libero Api al 'Saltatappo' di Senigallia

Le foto di Libero Api tornano in mostra alla Vinoteca 'Saltatappo' di Senigallia.

Per tutto il mese di agosto 2012 saranno infatte esposte una selezione di immagini realizzate dal fotografo senigalliese al "Wondershow", lo "spettacolo degli spettacoli, bizzarro miscuglio di burlesque, magia, circo e vaudeville" portato in scena da Cleo Viper & Christopher Wonder in tre diverse occasioni presso il Fun House Tattoo Club Rock'n'Roll live club music di Osimo Stazione (AN) - (vedi reportage 1, reportage 2, reportage 3)

Naturalmente, le immagini, si gustano meglio se accostate a un ottimo aperitivo del 'Saltatappo'... fateci un salto!


"WONDER PICS OF WONDERSHOW"
esposizione fotografica di Libero Api
c/o Vinoteca "Saltatappo"
Via Portici Ercolani, 70 - Senigallia
agosto 2012


IL MONDO NON MORIRÀ MAI DI FAME PER LA MANCANZA DI MERAVIGLIE, QUANTO PER LA MANCANZA DI MERAVIGLIA.
(GILBERT KEITH CHESTERTON)


***
Prepararsi a un balzo nel micromondo. Quella stupefacente dimensione parallela, quello strappo nel tempo in cui tutto accade e dove tutto è possibile, tessuto di forme e colori dimenticati.
Wonder Pics è soprattutto questo: la resa in immagini di un micromondo amato, ben rappresentato e fotografato con il consueto gusto a cui Libero Api ci ha piacevolmente abituati.

WONDERSHOW – I PROTAGONISTI

Christopher Wonder, già eclettico mago al seguito di Capossela, rientrerebbe a pieno nella carovana di Tod Browning, un misto di fascino e stravaganza ad alto tasso d’inchiostro (la pelle tatuata è un tratto distintivo di entrambi i performers). Nell’arco di uno spettacolo, tra birre, sigarette e coriandoli homemade, è possibile vederlo impegnato nelle diavolerie più disparate: dai classici della prestidigitazione (oggetti che scompaiono e riappaiono, giochi di carte e cappelli a cilindro) all’ipnosi di polli e galline, riveriti e coccolati; se non bastasse, eccolo pronto a salire sui trampoli in camicia di forza per una mirabolante escapology, tra gli sguardi spalancati degli astanti. Un concentrato di arte-vita che fa del suo stesso aspetto un coloratissimo biglietto da visita, parte integrante del teatrino burlesco che porta in scena. Che si tratti di ventriloquio (per quanto mi riguarda, uno dei numeri più spassosi) o di illusionismo, il talento naturale di Mr. Wonder è innegabile.

A fargli da pendant, come in una piccola e preziosa medaglia, la giovane star del burlesque all’Italiana Cleo Viper, che incornicia e intervalla gli spettacoli dell’illusionista con deliziose performances parateatrali, che strizzano l’occhio un po’ a Theda Bara, un po’ al vaudeville. Ciò che più rapisce nella persona di Cleo, oltre ad una personalità spiccata e fiera unita a una bellezza prorompente, è quello scintillio permanente nello sguardo, quel brivido di vita fluttuante e magnetico. Un tremolare di stelle che giunge forte e diretto anche dalla superficie bidimensionale dell’immagine, vibrante e luminosa: un dato che una stampa sgranata in b/n avrebbe saputo riprodurre solo in parte, pur essendo forse maggiormente funzionale al salto nel tempo.

Eppure, nonostante la brillantezza dei colori e la nitidezza delle immagini, la sensazione di essere trasportati in un tempo che fisicamente non ci appartiene rimane intatta; se non fosse per qualche piccolo dettaglio – legato al pubblico o alle ambientazioni – parrebbe davvero di essere invischiati in un salto a ritroso. Un salto che si compie su un duplice binario, quello del tempo rappresentato (l’epoca riprodotta) e quello del tempo mentale (lo stupore infantile) al cospetto del quale il pubblico viene accompagnato per mano, anche nel caso in cui l’avesse rimosso.

Un ritorno in pompa magna delle teorie estetiche schilleriane, al cui interno il gioco si pone come condizione essenziale per la realizzazione di un’umanità piena e sensibile, che per esistere necessita della bellezza. Bellezza universale, non mera forma né pura vita, ma un’unione gioiosa dell’una e dell’altra in quanto forma vivente.
Nei due performers si celebra alla perfezione il connubio tra vita e arte, un’arte magica e senza tempo, fatta di brillìo e malinconico stupore. Un’atmosfera impalpabile che attinge ai freaks di fine Ottocento e alla dimensione circense, agli spettacoli grotteschi, al burlesque europeo fatto per intrattenere, senza fronzoli, un pubblico ancora avvezzo alla magia. Di questi tempi, nei quali l’occhio dello spettatore risulta addirittura anestetizzato dal livellamento generale, l’operazione dei due artisti si rivela non solo eccezionale, ma coraggiosa.

Se Nietzsche nella Gaia Scienza affida all’uomo folle addirittura la “costruzione” di una nuova umanità, libera dalle costrizioni morali e riappacificata alla propria “meravigliosa” natura, va da sé il riconoscimento del valore intrinseco di momenti come quelli proposti nel Wondershow, i quali, praticando una cesura nel tessuto dell’ordinario. offrono allo spettatore non solo l’occasione di un’ora di svago, quanto la ghiotta possibilità di ricongiungersi alla spontaneità dell’esistenza.

LIBERO API – IL FOTOGRAFO

A guidarci in questo scintillante teatrino, gli scatti sorprendenti di Libero Api, che pare incontrare la sua dimensione ideale proprio nel reportage del magico contemporaneo. Scegliendo ancora una volta di concentrarsi sulla ripresa del momento ‘fugace’, senza effettuare ritocchi in postproduzione, dà vita ad un lavoro nitido e brillante, che ben rende l’idea primaria dell’evento, accordandosi agli elementi di colore e teatralità in esso contenuti. Come abbiamo già sottolineato in precedenza, la conferma è reperibile nei vividi ritratti dei soggetti, che godono di un’autonomia sorprendente senza perdere in morbidezza, e nella resa dei dettagli fisici o inanimati. In particolare, la scelta di rendere protagonista – seppure per una manciata di primi piani – la gallina presente sul palco, oltre che rivelarsi una simpatica trovata stilistica, finisce per assecondare maggiormente la bizzarria scenica donandole maggiore profondità e accentuandone la componente onirica.
Il fantasmatico flou presente in alcuni dei brani fotografici (ottenuto rigorosamente durante lo scatto e non in camera chiara) crea non solo un’esaltazione della morbidezza delle forme, bensì un cristallizzarsi dell’atmosfera, una rarefazione che esalta soprattutto la resa in immagine delle esibizioni femminili, laddove vediamo Cleo in una fantasmagorica farfalla fuor di crisalide, piuttosto che in un conturbante corvo.

Al di là dei convenevoli e dei giochi di stile, si ha l’impressione di essere al cospetto di un’autentica magia; non resta dunque che tuffarsi nel mondo incantato del Wondershow e goderne a piene mani – anzi, sembra proprio il caso di dire, “a piena vista”.

Valentina Soranna
dott.ssa in Arti Visive - Psicologia dell'Arte
Bologna, luglio 2012







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